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I dati regionali e Pil a 1.6, la trappola della liquidità

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Nel corso delle ultime due settimane abbiamo avuto dati importanti, sia sugli andamenti regionali che sulle intenzioni della Fed. I primi mostrano un accelerazione al ribasso preoccupante (slide 1 e file pdf in fondo pagina) che onestamente era evidente già da mesi (come abbiamo ben documentato nei precedenti articoli) confermati anche dagli stock di materie prime in forte aumento, il comparto immobiliare scivola ai minimi assoluti (slide2) i mutui continuano incessantemente a mostrare come la maggior parte di quelli emessi siano solo rinegozziazione di quelli pregressi, in simili situazioni la disoccupazione non può che crescere (slide 3) vanificando tutti gli interventi di sostegno compiuti nel corso del 2009, senza forti interventi strutturali la recessione tecnica è alle porte. Venerdi la Fed ha ufficializzato questo "rallentamento" con la comunicazione del II° revisor sul Pil a 1.6 molto al di sotto dei 2.4 precedentemente stimati ma sopra il consensus del mercato che si aspettava una forchetta tra 1.2-1.4, un sunto del  testo integrale:

"La crescita dell'economia statunitense è più lenta di quanto previsto dalla Federal Reserve, pertanto la banca centrale adotterà nuove strategie più forti ed intense per stimolare la ripresa. Queste in sintesi le parole del numero uno della banca centrale USA Ben Bernanke, che ha tenuto il consueto ma quanto mai atteso discorso al meeting annuale della Federal Reserve di Kansas City in svolgimento a Jackson Hole, nel Wyoming. Tema del discorso di Bernanke: l'outlook economico e la politica monetaria.

'L'ultima volta che sono stato qui abbiamo constatato come il crollo dell'economia globale che aveva caratterizzato il 2008 e il 2009 fosse alle spalle", ha affermato Bernanke in apertura, ma oggi non possiamo non essere d'accordo sul fatto che la ripresa economica è assai lontana dall'essere completata.  E' chiaro che per tornare ad una crescita forte e stabile sono necessari interventi ad ampio spettro da parte dei policy makers economici", ha poi affermato Bernanke, ma anche il Fomc da parte sua adotterà misure per far fronte ad una crescita insoddisfacente.

In particolare il numero uno della Fed ha definito preoccupante la situazione del mercato del lavoro, l'eccessivo rallentamento delle spese delle famiglie, ma anche il crollo del mercato immobiliare. L'outlook futuro non è comunque nero: vi sono ancora le pre-condizioni per un picco nel 2011. Per quanto riguarda l'inflazione, per Bernanke è scesa più di quanto previsto dal Fomc, che comunque sarà molto attento a scongiurare qualsiasi possibile rischio di deflazione.

La Federal Reserve sta discutendo su tre strategie per fornire uno stimolo addizionale: un ulteriore acquisto di securities a lungo termine, la modifica dei sistemi di comunicazione del Committee e la riduzione degli interessi pagati sulle riserve in eccesso (
i lettori ricorderanno che questa era per me una misura attesa...) Bernanke nota tuttavia come la prima misura possa avere un effetto collaterale, ovvero costi eccessivi. Bisognerà pertanto valutare il rapporto costi/benefici. Ovviamente il Fomc manterà una linea di politica monetaria fortemente accomodante e sarà pronto ad adottare "misure non convenzionali" qualora fosse necessario, soprattutto se l'outlook dovesse deteriorarsi ulteriormente."

In buona sostanza la Fed rimane a guardare ma è pronta ad utilizzare misure non convenzionali, denuncia ciò che non sta funzionando ma non offre soluzioni se non un ulteriore illusoria immissione di liquidità nelle forme che riterrà più opportune. NON SMETTERO' MAI DI RIPETERE CHE NON E' QUESTO IL PROBLEMA!
Sarà sempre tardi quando decideranno di ridurre gli interessi sulle riserve in eccesso ma da sola non basta, ricordate hanno portato il cavallo al fiume ma il cavallo non vuol bere...... Di liquidità hanno inondato il sistema non è quella che manca ma un suo uso virtuoso. Non è comprando i mutui in default che restituiranno dignità ai debitori, ne erogando prestiti alle imprese, anzi il rischio di una trappola da eccesso di liquidità è alta, proprio quello che paventavo nel precedente articolo "...Uno scenario inflattivo in un economia depressa sarebbe una pessima miscela per riportare stabilità e crescita..."

E' indispensabile non un intervento di carattere monetario (esclusa la riduzione degli interessi che è doverosa) ma un intervento di governo che spinga a  ripristinare gli investimenti legati a nuova occupazione. Abbiamo visto come esiste un enorme liquidità privata e di come le imprese siano restiee ad investirlo, bisogna creare le premesse affinche decidano di usarlo legando questi programmi a nuova occupazione, questo non è compito della Fed ma di Obama ed il suo staff economico, le possibilità sono tante, dalla totale defiscalizzazione degli investimenti purchè legati a nuova occupazione a costi salariali contenuti per i nuovi assunti con partecipazioni societarie integrate dal governo a tassi negativi per ribilanciare i salari etc etc
La Fed si limiti, ma con ovvia cautela a mantenere i tassi bassi, e se proprio vuole stampare moneta aiuti le piccole e medie imprese che sono quelle che maggiormente hanno contribuito alla nuova occupazione ( il 60%) generata dopo la crisi finanziaria e che sono sotto capitalizzate e perciò le più bisognose di sostegno per aumentare il capex e che la SMETTANO di sperperare denaro in assurde guerre in giro per il mondo, solo quelle basterebbero a ridurre il deficit
Se invece dovessero spingere su importanti interventi di quantitative easing i rischi di un downgrade sul debito sovrano sono alti cosi come i rischi d'inflazione galoppante, con tutte le sciagurate conseguenze

Grecale

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29/08/10 commenti (1)